Archive for gennaio, 2012

4 gennaio 2012

SCILLA! Numero 2 ANNO I – PDF

Ecco la copertina del 2° numero.

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Scilla! magazine mensile numero 2 anno I – copertina

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3 gennaio 2012

Quel voto tradito

A sette mesi dalle ultime amministrative, forse i tempi sono maturi per una serena ma al tempo stesso impietosa disamina dei meccanismi inerenti al voto. Non è un mistero per nessuno che questo esercizio è soggetto a svariati condizionameni esterni, e ciò, come tutti sanno, in Italia è riscontrabile con maggiore frequenza soprattutto al Sud, terra sì di democrazia, ma di democrazia a metà. Le pressioni provengono da sorgenti diverse che perseguono fini diversi, ma tutte hanno in comune una cosa: indirizzare il voto, con mezzi più o meno violenti o più o meno persuasivi, in una precisa direzione. A rendere l’elettore così vulnerabile di fronte a gruppi di interesse, clan mafiosi o politici d’arrembaggio è la condizione di indigenza nella quale si trova impantanato, quel perenne stato di necessità che impedisce ogni propensione verso le libere determinazioni e le libere scelte politiche e non solo.
Come si può non finire in balìa delle promesse di quel politico o di quel faccendiere che millantano posti di lavoro per i propri figli disoccupati, che assicurano il nulla osta per il godimento di sacrosanti diritti, che garantiscono protezione di fronte alle varie avversità del vivere quotidiano in una terra di bisogno?
E Scilla, è una terra di bisogno? In termini, assoluti, la domanda non avrebbe una risposta scontata. Se invece prendiamo come modello il mese precedente a ogni consultazione elettorale, vediamo che lo è, lo è in misura spropositata e preoccupante.
Serve onestà intellettuale. Non c’è bisogno di rendere pubblici i propri cedimenti e le deroghe alle convinzioni politiche o personali; c’è la necessità, però, di una analisi profonda che consenta di sviscerare e portare infine alla luce consuetudini nocive e altamente mortificanti. A quanti è stato chiesto di presentare il proprio curriculum, di pazientare ancora un altro paio di mesi e poi quella tal cosa o quell’altra si sarebbero finalmente sbloccate? E come mai questi benefattori si svegliano e si mobilitano affettuosi e zelanti nella imminenza delle votazioni? In genere, si ha l’abitudine di parlare di voto di scambio. Ma pochi considerano che la maggior parte delle volte lo scambio risulta monco: c’è il “dare” (la x sulla scheda), ma quasi mai c’è “l’avere” (il posto di lavoro o un posto letto per un parente ammalato).
Qui non si vuol ripetere la solita noiosa retorica dell’importanza del voto e del suo significato per un uomo libero. Si tratta invece di essere pragmatici e attenti a non farsi continuamente infinocchiare. Perché se ci fosse davvero la possibilità di ottenere qualcosa di indebito a scapito di qualcuno, andrebbe ancora bene, da che mondo è mondo l’onestà di uno viene annullata dalla spregiudicatezza di qualcun altro.
Il punto, però, è che in Calabria, anzi, a Scilla, non c’è nemmeno l’ombra di un posto di lavoro. E laddove non si tratti di questo, si tenga presente che la disponibilità di un politico (o becero politicante?) verso qualcuno si interfaccia con la sollecitudine verso un’altra miriade di soggetti. Statisticamente è impossibile accontentare tutti.
Dunque, una risoluzione finalmente illuminata s’impone: a che serve mostrarsi supini se poi la genuflessione morale non porta a niente? Non sarebbe meglio e più dignitoso mantenere un profilo eretto e non far contrabbandare i propri bisogni da una classe politica abietta e senza scrupoli? Ma, visto che per mettere alla prova queste nuove determinazioni dobbiamo aspettare ancora molti anni, si potrebbe attuare una azione eclatanti ed eversiva. Tutti in Comune allora, curriculum in mano e sguardo incacchiato. Insomma, caro il mio politico, che fine hanno fatto le tue promesse?

Pietro Bellantoni

3 gennaio 2012

Caratozzolo camicia nera?

Che ci faceva Pasquale Caratozzolo in Consiglio regionale lo scorso 15 dicembre? L’occasione era davvero speciale, perchè nell’auditorium di Palazzo Campanella si festeggiava il ventennale della morte di Ciccio Franco, capo indiscusso dei moti reggini del ‘70, sindacalista Cisnal e senatore dell’Msi. Comodamente seduto accanto ai sindaci di Bagnara, Fiumara e San Roberto, Caratozzolo ha partecipato per circa tre ore a una reunion post fascista dai contorni spiccatamente nostalgici, nobilitata dalla presenza dell’ex ministro Altero Matteoli, dell’ex senatore Renato Meduri e soprattutto del governatore della Calabria, quel Peppe Scopelliti che ama considerarsi l’erede politico del leader dei “Boia chi molla”. Una celebrazione durante la quale non sono mancate le solite teorie complottiste che vedono presunti poteri alternativi tramare contro la nuova stagione politica calabrese. Scopelliti si sente braccato, malgrado proprio lui sia riuscito a far approdare le istanze di Franco e della destra reggina nelle istituzioni calabresi. Parla di eversione il governatore, ma al tempo stesso si sente il continuatore di quelle idee maturate nella temperie reggina degli anni 70, nella quale si è in realtà cementato un sodalizio strettissimo tra terrorismo nero, massoneria e servizi deviati. Caratozzolo ascolta queste elucubrazioni e non è dato sapere se anche per lui la primavera calabrese sia in pericolo. Certo, è pur vero che il convegno era aperto alla partecipazione di pochi intimi e dei camerati più stretti. Intanto a Scilla, nello stesso momento, il bravo e attento Totò Santacroce presiedeva in Comune un importante incontro sulla protezione civile. Il sindaco ha preferito disertarlo e aderire invece alla chiamata alle armi dei post fascisti reggini. Il momento, si sa, è delicato, ci sono forze oscure che cospirano e nemici da abbattere.
Per questo è necessario unirsi ancora una volta attorno al vecchio grido di battaglia: «Boia chi molla!».

P.B.

3 gennaio 2012

Investire nel futuro

A Scilla si è sempre avvertita l’esigenza di una svolta radicale, rivelatasi sempre, purtroppo, una utopia. Bisogna ammettere che negli scillesi si riscontra una strana tendenza che troppo spesso li porta a prediligere “l’altro”, il forestiero. A provarlo ci sono tutte quelle innumerevoli iniziative imprenditoriali fallite miseramente. Colpa della mentalità? Questione di fortuna, di poca capacità? Un po’ dell’una e dell’altra ipotesi. Se ci abbandonassimo ad una competizione costruttiva e non disfattista, e se avessimo il coraggio di rischiare per investire nel nostro paese, sicuramente qualcosa potrebbe cambiare.
La nostra città è ricca di un tesoro inestimabile, ma questo non basta. Sono necessarie anche le strutture, e bisognerebbe soprattutto fare associazionismo, coinvolgendo giovani, imprenditori e professionisti, affinché attraverso sani confronti possa scaturire la cultura dell’investimento all’interno del paese. Perché ciò non avviene? E perché altri posti della costa tirrenica sono commercialmente più evoluti di noi? Sicuramente la mentalità è diversa: investono e realizzano opere all’interno dei propri paesi, contribuendo allo sviluppo turistico e di altri settori. Sarebbe ora di svegliarsi, soprattutto i giovani, che devono testare sul campo le loro capacità per cercare di creare un futuro migliore. Un nuovo look per Scilla, una cura maggiore dell’ambiente, un piano di investimenti, sono tutti passaggi fondamentali per raggiungere lo scopo. Bisogna lottare affinché le cose cambino in meglio, affinché le istituzioni favoriscano la collocazione dei giovani all’interno del proprio paese. Solo così si cambia il futuro di una cittadina che spesso ci rimproverano di non sapere valorizzare.

Franca Ciccone

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