Antonia Paladino, primo cittadino scillese

Fuga di cervelli, ma anche pari opportunità. Sono locuzioni ormai entrate a far parte del nostro dizionario quotidiano da un po’ di tempo. Il primo termine, che purtroppo è esteso a tutto il territorio italiano, fa da cornice al secondo, di cui molto spesso si sente parlare quando i media si riferiscono alla soleggiata parte meridionale della nostra bellissima penisola, zona in cui le donne lottano ancora per ottenere ambiziosi posti di lavoro, cariche politiche e lavorative che sembrano quasi riservate a pochi eletti appartenenti a una fantomatica casta, che farebbe invidia persino alla non così lontana India. Però, se facciamo alcuni passi indietro, catapultandoci nel mondo difficile del secondo dopoguerra, dove risorgere dalle macerie era un lavoro duro per le donne tanto quanto che per gli uomini, adornata di grande forza di volontà, tenacia e soprattutto cultura, appare una figura purtroppo poco ricordata dal sovraffollato mondo culturale italiano: Antonia Assunta Paladino Brancacci. La Paladino negli anni 50 è stata una valida rappresentante del gruppo politico della Democrazia cristiana, riuscendo a diventare il primo sindaco donna di Scilla, delegata regionale e rappresentante del movimento femminile della stessa Dc. Dopo aver trascorso la sua infanzia nel nostro paese, studiò a Messina e poi a Torino, dove conseguì la laurea in Medicina. Una volta tornata nella sua amata cittadina, iniziò a occuparsi attivamente della sua professione e, ovviamente, di politica.

Eletta sindaco nel 1952, dopo essersi specializzata in psicologia clinica e aver fatto parte dell’Istituto di Osservazione minorile del ministero di Grazia e giustizia ed essere diventata in breve tempo direttrice del centro medico psicopedagogico dell’Ente nazionale per la protezione morale del fanciullo, decise di dimettersi dall’incarico di primo cittadino nel 1954 per dedicarsi interamente alla famiglia, alla sua professione di medico e alla sua vera passione, la poesia e la scrittura (numerose le sue pubblicazioni, tra cui la raccolta di poesie “Alba e tramonto”). Una volta trasferitasi al nord Italia, fu nominata commendatore al merito della Repubblica italiana. Per la nostra comunità, la Paladino reperì una serie di finanziamenti dalla Cassa depositi e prestiti destinate alla realizzazione di alcune opere pubbliche, tra cui un progetto per la ricostruzione della Chiesa Madre di Scilla. Inoltre, il sindaco fece collocare all’interno della grotta ai piedi del Castello Ruffo la statua della Madonnina del mare, realizzata dall’artista Monteleone, una vera e propria opera d’arte che può essere ammirata ancora oggi. Non bisogna dimenticare, inoltre, che l’amministrazione guidata dalla dottoressa Paladino si occupò di un tema quanto mai attuale: è nel 1952 che fu avviata la prima costruzione dell’ospedale su un suolo che il comune donò al “Comitato pro-erigendo Ospedale”. Ultima attività, ma non per questo meno importante, fu la riconversione dell’ex carcere sito in via Tripi in una “Casa del Fanciullo”, che ebbe il compito di ospitare prima madri in difficoltà e successivamente persone bisognose, anziani e disabili. Nonostante questo magro elogio a una personalità così importante, ci si può rendere conto di come non contino le barriere sociali, politiche e culturali: ci vuole forza, impegno, cultura, ambizione e talento naturale per riuscire a emergere e migliorare la realtà sociale in cui si vive. Proprio come ha fatto il sindaco Paladino.

Pasqualina Ciccone

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