Il “Salvatore” che lascia morire

Tutti ricordano le parole di Santo Perina, pronunciate in piena campagna elettorale: «Pasquale Caratozzolo, con le conoscenze che ha, è l’unica persona in grado di salvare l’ospedale di Scilla». Una affermazione perfetta per dare una spinta decisiva verso la vittoria elettorale finale. Purtroppo, e sono i fatti a parlare, la fortunata espressione dell’attuale assessore al Turismo si sta rivelando solo come un populistico spot, capace di placare i timori e le preoccupazioni degli elettori giusto fino al momento dell’uscita dal seggio elettorale. In nove mesi di mandato, infatti, da parte del sindaco non si ricorda un atto che sia uno in difesa dello “Scillesi d’America”, il presidio per il quale era stato eletto anzitempo come il “Salvatore”.

L’inerzia cocciuta (o strumentale?) che la sua amministrazione sta mettendo in atto risalta ancor di più se la si confronta con le iniziative e le virulente proteste degli altri sindaci calabresi interessati da altrettanti “piani di riconversione” o chiusure dei loro ospedali. Manifestazioni di piazza, richieste di tavoli di concertazione, appelli pubblici, dichiarazioni vibranti sui giornali, pressioni sui politici amici: i colleghi di Caratozzolo le stanno tentando tutte per evitare gli effetti più nocivi per il loro territorio determinati dal Piano di rientro attuato dal governatore Scopelliti. Il nostro primo cittadino, «l’unico uomo in grado di riuscire nell’impresa», rimane invece in colpevole silenzio, non agisce, non protesta, rimane immobile in attesa degli eventi. In attesa cioè che l’ospedale sia definitivamente smembrato dai giochi dei potentati politici regionali e provinciali, che come avvoltoi si stanno gettando famelici su quel che resta dello “Scillesi”. A piano di riconversione ultimato, vedremo chi avrà ottenuto il boccone più succulento. Sarà forse qualcuno vicino al direttore generale dell’Asp reggina? I giorni a venire contengono già la risposta.
Nel frattempo Caratozzolo sembra interessato solo a non disturbare il «caro amico Scopelliti», mentre a farne le spese sono tutti gli scillesi, senza contare le altre 45mila persone per le quali l’ospedale rappresentava un punto di riferimento sanitario essenziale e insostituibile. Caratozzolo è così preoccupato delle possibili rappresaglie del governatore che non se l’è sentita nemmeno di partecipare a un incontro ufficiale in commissione Errori sanitari, al quale erano presenti tutti i sindaci dell’area grecanica, accompagnati dal consigliere regionale Giuseppe Giordano. In quella circostanza, la delegazione reggina ha esposto al presidente Leoluca Orlando tutte le distorsioni provocate dal Piano di rientro, chiedendo un suo intervento a garanzia dei livelli assistenziali minimi. Scilla non avrebbe avuto voce, se non fosse stato letto dallo stesso Giordano un documento redatto dall’opposizione “Insieme per il progresso”. Il consigliere Idv, contattato dal nostro giornale, ha commentato in modo diplomatico ma tagliente l’assenza del sindaco di Scilla: «Caratozzolo ha preferito non esserci, rientra tra le sue facoltà. Per fortuna è intervenuta la minoranza in Consiglio, che si sta battendo insieme a noi per evitare il peggio».
L’arma troppo spesso usata dagli “interessati giustificatori a oltranza” sta in una frase: «L’ospedale sta morendo da molti anni». È vero. Ma sono stati proprio questi i mesi decisivi per tentare di mitigare gli effetti più devastanti della politica sanitaria scopellitiana. Si dirà ancora: «Non si può fare niente, ormai è tutto deciso». Non è così, basti vedere i risultati ottenuti dagli ospedali di Melito e Rogliano, prima davanti al baratro e ora quasi salvi. E poi, se proprio non si poteva fare niente, se la guerra era persa in partenza, perché Perina e Caratozzolo hanno fatto credere il contrario?

Pietro Bellantoni

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