Alla conquista della libertà

Monasterace-Delianuova-Reggio Calabria. Tre comunità disposte a formare un’ideale linea retta lunga poco meno di 160 km, che taglia la nostra provincia dalla ionica alla tirrenica in maniera trasversale. Monasterace, piccolo centro di origine magnogreca di 3.500 abitanti, per lo più sconosciuto a livello nazionale. Diventa un caso mediatico non solo italiano ma internazionale allorché il sindaco Maria Carmela Lanzetta viene fatta oggetto di pesantissimi atti di intimidazione con il danneggiamento della sua attività commerciale e minano per sempre la sua tranquillità. Non riescono però a scalfire la determinazione di questa donna nel proseguire il suo servizio di civiltà a favore dei propri cittadini. Il sindaco Lanzetta diventa un personaggio, attira su di sé i riflettori di giornali, radio e tv.
Accorrono politici e ministri a esprimere solidarietà, a darle coraggio. Delianuova, nell’alta valle del torrente Duverso, in una conca aperta a Sud verso la Piana di Gioia Tauro, anche qui 3500 abitanti. Balza sulle prime pagine nazionali a seguito di una tentata rapina che si trasforma in tragedia: muoiono uno dei tre rapinatori e il proprietario dell’esercizio commerciale. Uno dei rapinatori (tutti e tre giovanissimi) è figlio di un appuntato dei carabinieri. Reggio Calabria: dopo 14 anni si scopre che la moglie di un boss della ‘ndrangheta, scomparsa mentre si stava recando a trovare il marito detenuto nel carcere di Palmi, fu uccisa perché avrebbe avuto una relazione extraconiugale mentre il marito era in prigione. Comportamento che avrebbe indotto i capi cosca a ordinarne l’uccisione. Lungo il percorso che unisce questi tre luoghi della provincia reggina dove si sono verificati gli ultimi avvenimenti di cronaca che abbiamo ricordato, se ci avete fatto caso, si passa da Scilla. Scilla? Com’è possibile? Hai sbagliato strada, direte voi. Il nostro è un paese tranquillo, dove non succede mai nulla di quanto serve a riempire le pagine di cronaca nera dei giornali. A Scilla, al massimo, possono succedere “ragazzate” o atti fatti da “sconsiderati” istigati… dall’inchiostro. “Ragazzate” quali: danneggiamenti, colpi di pistola contro esercizio commerciali, furti e tentati furti di auto o in abitazioni si susseguono con cadenza preoccupante. Gli “sconsiderati” hanno portato via posta lettere di minaccia al sindaco e all’amministrazione comunale.

Sì, ultimamente la vigilanza delle strade è aumentata, tenendo conto dei mezzi e delle possibilità attuali, in una provincia che, come abbiamo visto fin qui e come viviamo giornalmente, non offre un attimo di respiro a chi è responsabile dell’ordine e della sicurezza pubblica. È un dato positivo che, nell’attesa che anche a Scilla si possa usufruire di un impianto di videosorveglianza comunale (certamente non risolve definitivamente il problema, ma può costituire un valido strumento d’ausilio per la sicurezza collettiva), alcuni esercenti commerciali hanno cominciato a far da soli, avanzando richiesta alla Camera di commercio di Reggio Calabria per poter usufruire di un contributo che permetta loro di installare delle telecamere nei propri esercizi commerciali.
Come è un buon segno l’impegno di tante associazioni cittadine che nella scuola, nelle strutture parrocchiali, fanno ogni sforzo possibile e immaginabile per donare ai ragazzi e giovani scillesi il germe della legalità. È un impegno meritorio, certamente, ma che per essere efficace deve necessariamente raccordarsi tramite un organismo di coordinamento a livello comunale. Si chiami consulta delle associazioni o sia un’apposita commissione comunale, poco importa. È importante invece che questi strumenti, di cui si parla da tempo e di cui si è pensato di potersi avvalere siano attivati e fatti funzionare prima possibile. C’è però qualcosa che possiamo e dobbiamo fare prima ancora di ogni altra: cambiare testa. Cambiare modo di pensare. Non vogliamo fare discorsi sociologici, non ci competono, ma è evidente che ci troviamo davanti a una situazioni in cui a far paura non è tanto la ‘ndrangheta o l’organizzazione mafiosa di turno.
Gli ‘ndranghetisti e i mafiosi, i loro nomi, sono noti alle forze dell’ordine, sono perfino pubblicati sui libri, con tanto di mappa riportante la suddivisione del territorio. A fare ancora più paura della mafia, è la mafiosità. È quell’atteggiamento di superiorità, di menefreghismo, di assoluto disprezzo del bene comune che purtroppo invece, riscontriamo quotidianamente. È un atteggiamento che, purtroppo, sta infettando tutti. In molti casi, finisce col confondersi e rischia seriamente di fondersi in un tutt’uno con il modo di fare mafioso. Davanti ad atti come questi ultimi di Monasterace, Delianuova e Reggio (ma potremmo citarne altri cento), davanti agli episodi di Scilla, non servono le fiaccolate, non ci serve la solidarietà, non ci serve l’accorrere di nessuno a darci coraggio.
O meglio, può servire ma l’unico coraggio che serve davvero dobbiamo averlo dentro le nostre teste: di cambiare quei comportamenti, quei modi di fare, di chi attorno a noi vive in un suo mondo personale, con le sue regole personali che nessuno deve permettersi di infrangere, ma sentendosi libero di infrangere quelle degli altri, dell’intera comunità civile. Diceva Martin Luther King: «La mia libertà finisce dove incomincia la vostra».
Limitare, scoraggiare e poi sconfiggere la mafiosità nei comportamenti, significa conquistare più libertà, vivere più liberi. È un auspicio, una speranza che dobbiamo sempre coltivare, tener viva e condividere nella famiglia, a scuola, a lavoro, ovunque, coscienti che come diceva il politico, attivista e pastore protestante statunitense «se avremo aiutato una sola persona a sperare, non saremo vissuti invano».

Francesco Rocco Picone

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