Buttati al vento 200mila euro

Dopo tanta attesa, nonché accese polemiche, l’amministrazione Caratozzolo ha liquidato la pratica “Consuntivo 2010”, la cui mancata approvazione ha causato per mesi la paralisi dell’apparato comunale. Il bilancio approvato, che era stato redatto dalla precedente amministrazione, dopo la “revisione”
apportata dalla giunta attualmente in carica attesta un disavanzo finanziario di 4,9 milioni di euro.
Orbene, a quanto scritto sulla relazione allegata al consuntivo e a quanto affermato durante lo scorso consiglio comunale, si arriva a questo risultato
dopo un’attenta revisione dei residui (crediti e debiti accertati ma non ancora riscossi) effettuata dall’attuale giunta, che ha provveduto alla cancellazione
di larga parte dei residui attivi, ovvero crediti, per un importo pari a 10,6 milioni di euro circa, poiché tali somme sono state ritenute inesistenti, insussistenti o prescritte. Come previsto dall’ordinamento, la prassi di revisionare in sede di redazione del consuntivo i residui, che risponde al principio di prudenza, volto a salvaguardare l’equilibrio finanziario dell’ente, consiste nell’eliminazione, in tutto o in parte, di somme che, seppur precedentemente accertate, non si è più in grado di riscuotere e che, pertanto, non hanno più motivo di essere considerate; è però bensì previsto dallo stesso ordinamento che prima di provvedere alla cancellazione di tali somme è necessario eseguire un riaccertamento, espletando ogni forma di azione possibile volta alla riscossione di esse e, se tale operazione non andasse a buon fine, è necessaria un dettagliata motivazione che ha portato alla loro eliminazione.
È proprio riguardo a tal punto che tra maggioranza e opposizione, in sede di approvazione, si sono levate le maggiori polemiche: tali motivazioni non sono state fornite e si è inoltre provveduto a cancellare somme, relative a tributi, ancora riscotibili per un ammontare di 200.000 euro (e sulle restanti bisogna ancora fare luce). Infatti, come dimostrato dal consigliere Pasquale Ciccone, vi è una lettera, inviata da Equitalia (la società pubblica di riscossione), in cui la stessa afferma che tali somme sono ancora esigibili, e pertanto non andrebbero eliminate; accertato ciò, l’opposizione ha richiesto di inserirle nel bilancio che si andava a votare, ma la proposta è stata rifiutata con fermezza dalla maggioranza.
Alcuni dubbi sorgono spontanei: forse si è andati oltre il principio di prudenza, cancellando ben 10 milioni di residui attivi, soprattutto alla luce del fatto che prima di far ciò non si sono espletate tutte le azioni per poterli recuperare? E se fosse stato ancora possibile incassarle? Se così fosse la cancellazione indebita di queste somme, oltre a configurare un danno erariale, costituirebbe un maxicondono tributario. E soprattutto, alla luce di quanto certificato da Equitalia, perché c’è stato il rifiuto di inserire somme (che andrebbero a ridurre il deficit) dichiarate, da un soggetto terzo e imparziale, ancora esigibili? In tempo di crisi, il prezzo per aver potuto affermare di “avere ragione” potrebbe dimostrarsi esorbitante; l’unica certezza è che, a causa delle scelte della giunta Caratozzolo, bisognerà ripianare un deficit di 5 milioni di euro in 3 anni: peso che graverà, come sempre, sulle spalle dei cittadini.

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