I piagnistei del primo cittadino

Alzi la mano chi, nell’ultimo anno, non ha sentito questa espressione almeno una volta: «Mi dispiace, non abbiamo soldi, non possiamo fare niente. Il Comune è in una situazione disastrosa». Si tratta – è giusto riconoscerlo – di una trovata comunicativa vincente, di una premessa a un tempo efficace e spiazzante, perché in grado di lasciare senza parole anche l’interlocutore più esigente o, a seconda dei casi, più molesto. Ebbene, il sindaco Caratozzolo è riuscito a farne un marchio di fabbrica, un tesserino di riconoscimento adatto a ogni circostanza. Non c’è argomento per il quale la frase in questione non possa essere utilizzata. In effetti, se ci si ferma un attimo a riflettere, è anche un escamotage perfetto, un alibi difficile da smontare in un periodo storico in cui la crisi economica è più spietata che mai. È, però, altrettanto vero che le difficoltà in cui si dibatte il Comune di Scilla sono le stesse – con le debite proporzioni – in cui si trovano costretti tutti gli altri sindaci d’Italia. È giusto far sapere alla gente che il tempo delle vacche grasse è finito e ci sono sacrifici da fare. Ma poi? Oltre a questo, c’è qualcos’altro da dire? Cioè: il sindaco Caratozzolo, a parte i piagnistei quotidiani, ha un’idea di come superare questa triste congiuntura economica?

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