Il mattone che manca

Sopportare le conseguenze di una speranza tradita è un esercizio che si impara col tempo. Il desiderio irrealizzato fortifica lo spirito, ma al tempo stesso lo disillude, in un certo senso inaridisce le prospettive, consegna alla paralisi progettuale. È con animo genuino che la gran parte degli scillesi lo scorso anno ha deciso di affidare le sorti del paese alla lista “Scilla domani” e al suo leader, l’attuale sindaco Pasquale Caratozzolo. Il passato parlava di anni bui, animati da colpevole immobilismo e da una tendenza di generale involuzione. In un contesto simile, era naturale e oltremodo comprensibile optare per una svolta decisa, per una soluzione di discontinuità entusiasta e fiduciosa. Non è tempo per le anime candide, perciò vanno anche ricordate scelte più “interessate” e che poco si conciliano con il cosiddetto bene comune. Ma, al di là delle solite e dannose pratiche clientelari, non si può certo trascurare la volontà di cambiamento che si agitava nella mente dei più.
Come logica conseguenza, una volta stabilite le gerarchie politiche e le cariche amministrative, gli occhi si sono puntati sul nuovo corso comunale, sulle sue idee e le (si sperava inedite) capacità operative. A un anno da quella data fatidica, che a molti – a torto o a ragione – è sembrata una vera e propria liberazione, si può dire senza temere smentite di sorta che nulla è cambiato. Nulla. Il tempo si è fermato e Scilla si ritrova lì dov’era 12 mesi fa. I sedicenti rivoluzionari nostrani, nelle loro pose placide e rassicuranti, nei loro volti che ispirano fiducia, si sono semplicemente rivelati degli ultraconservatori incapaci di immaginare il futuro. Serve però una premessa che allontani i fraintendimenti: per chi scrive Pasquale Caratozzolo è stato da sempre una persona cara verso la quale nutrire sinceri sentimenti di affetto. In queste poche righe non trovano dunque spazio considerazioni frutto di rancori di sorta o di interessi oscuri. Su questo punto non c’è discussione alcuna.
Liberato il campo da possibili grossolane speculazioni, arriviamo al sodo: Scilla, forse, ha bisogno di più. Non è più tempo di esitazioni o temporeggiamenti. Il Cambiamento deve arrivare ora, o sarà davvero troppo tardi. Per realizzarlo serve un piglio diverso, una volontà e una determinazione che non sembrano albergare nell’istinto degli attuali inquilini del Palazzo. E dire che basterebbe davvero poco: è più facile costruire da zero piuttosto che ristrutturare l’esistente.
In un anno, però, non è stato messo nemmeno un mattone. Cosa si sta aspettando, per quanto tempo ancora le speranze di quegli elettori dovranno essere rinnovate prima di morire definitivamente? È vero, ci si trova a vivere in una comunità dove spesso a vincere è il disfattismo più retrivo, la voglia invidiosa e annichilente della denigrazione gratuita e mediocre. A controbilanciare simili tendenze c’è però una larghissima fetta di scillesi pronti ad applaudire con gioia ogni nuovo successo, ogni passo mosso lontano dal sottosviluppo e dalla rassegnazione. Pasquale Caratozzolo ha saputo catalizzare il malcontento diffuso e trasformarlo in consenso. Un patrimonio che non deve andare perduto.
Finora, purtroppo, i numeri e i fatti non parlano a suo favore, ma anzi rimandano a un’esperienza amministrativa inadeguata alle sfide attuali. Nessuno può sapere se questa forza di governo in futuro avrà le capacità necessarie per realizzare l’impresa sperata. Per il momento il tempo passa e cresce lo scontento. Il sindaco faccia due conti e dica se la sfida è alla sua portata. Batta un colpo e si faccia sentire. Sarà possibile allora leggere altre pagine, e si potranno fare altri discorsi.

Pietro Bellantoni

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