L’eredità dell’onorevole Rocco Minasi

«Un Paese che ignora il proprio ieri, non può avere un domani». È questo uno dei noti aforismi del grande giornalista, storico e drammaturgo Indro Montanelli il quale, nonostante appartenesse a un’epoca lontana anni luce da quella in cui viviamo adesso, riesce con dodici semplici parole a farci ancora capire quanto sia importante conoscere la storia e le persone che l’hanno resa viva, soprattutto quelle che hanno lasciato una traccia indelebile nel nostro territorio. È il caso del sindaco Rocco Minasi, il quale, tra verità e falsi miti, scrisse una delle pagine più belle della storia politica scillese. Nato nel 1910, annovera tra i suoi antenati uomini di grande spessore culturale, come l’illuminista e naturalista Antonio Minasi e il chimico Raffaele Piria. Nonostante una vicenda giudiziaria ai danni del padre Raffaele, scaturita da un grave errore investigativo che gli fece vivere un’adolescenza abbastanza difficile, studiò prima a Messina e poi a Roma, dove conseguì la laurea in giurisprudenza. Brillante avvocato sin dagli esordi, fu protagonista e organizzatore della resistenza romana contro l’occupazione nazista. Viene ricordato in politica per il suo tenace impegno nel far nascere il partito socialista in Calabria, difendendo tenacemente i diritti del movimento operaio.

Nel suo agire si ispirò soprattutto al pensiero e all’opera del dirigente Rodolfo Morandi, al quale Minasi era legato da una profonda amicizia. Rese il Psi della provincia di Reggio Calabria uno dei più forti del Meridione e dal 1953 al 1968 fu eletto deputato al Parlamento, caso unico nella storia di Scilla. Nel 1964 uscì dal Partito socialista e fondò con Tullio Vecchietti, Dario Valori, Vittorio Foa e Giuliano Amato il Partito socialista italiano di unità proletaria (Psiup). Nel 1952 venne eletto consigliere comunale di minoranza nel periodo che vide sindaco Antonia Paladino. Minasi fu sindaco del Comune di Scilla nel 1964, alla testa di una coalizione formata dal Psiup, Pci. e da una lista civica d’ispirazione cattolica e moderata denominata “Il castello”. Nei sei anni del suo mandato, fu artefice di numerose opere che diedero vita alla modernizzazione e al rilancio di Scilla: lo svincolo autostradale, la via Panoramica e la Via Marina.

Nel 1970 divenne consigliere comunale di Reggio Calabria, proprio mentre questa città subì il ratto del capoluogo regionale a favore di Catanzaro, che diede vita a numerose sommosse e rivolte. Caso unico nella storia repubblicana, il governo nazionale inviò l’esercito a presidiare le strade di Reggio. Fu proprio in quella circostanza che il politico scillese decise di dimettersi dal suo partito, come segno di protesta contro l’uso della forza militare nei confronti della popolazione civile. Una decisione coraggiosa che comportò brusche ripercussioni per la sua carriera politica. E questo per il solo fatto di aver difeso le ragioni dei reggini in rivolta. Minasi fu amico di numerosi esponenti politici e presidenti della Repubblica italiana, come Giuseppe Saragat e Sandro Pertini. Ancora oggi, emerge un quadro che raffigura la sua condotta di sindaco come una delle migliori e delle più incisive nella storia del nostro paese.
Ovviamente, Minasi fu affiancato da una valida amministrazione, in grado di capire i bisogni del popolo e di consentire a Scilla di diventare un paese più evoluto e aperto ai cambiamenti profondi dell’epoca. Un chiaro esempio di come per realizzare un effettivo cambiamento servano solo abilità e capacità di giudizio.

Pasqualina Ciccone

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