Nella morsa dei banditi

Tanta attesa per un dissesto. Alla giunta Caratozzolo è servito più di un anno per approvare l’ormai famigerato consuntivo 2010. Ma, a conti fatti, il risultato della tanto celebrata “operazione verità” rischia di compromettere definitivamente la salute delle casse comunali. All’orizzonte si allungano infatti ombre scure, all’interno delle quali si agita lo spettro del crac finanziario. Una possibilità che può essere scongiurata in due modi: aumentare a dismisura le tasse o vendere i gioielli di famiglia. Forse, però, si poteva evitare di arrivare fino al punto di non ritorno, attraverso operazioni più chiare e trasparenti. E, soprattutto, disinteressate. Quel che più colpisce in tutta questa storia infatti è la palese discrasia tra le dichiarazioni e i fatti, tra i manifesti autoassolutori e la realtà delle cose. Giochi normali della politica nostrana. Ma stavolta a tenere banco è un paradosso enorme e grottesco. Perché alla base del rendiconto 2010 ci sono i dati forniti dalla Censum, la società privata di riscossione tributi i cui dirigenti sono stati definiti da Caratozzolo come dei «banditi». Sostantivo che il sindaco ha sdoganato durante gli ultimi due consigli comunali. Inutile dire che dietro una etichetta di questo tipo si nasconde tutta la sfiducia della giunta comunale nei confronti di una società sulla quale al momento non ci sono valide ragioni per mettere in dubbio il suo buon operato. E tuttavia lascia abbastanza perplessi la decisione di inaugurare una stagione economica da lacrime e sangue sulla base di cifre messe a disposizione da un organismo verso il quale l’amministrazione Caratozzolo nutre fortissimi dubbi. C’era forse la necessità di sancire un disavanzo a ogni costo? Difficile dirlo con certezza.

IL CONSUNTIVO
Fatto sta che alla fine il debito accertato si aggira intorno ai cinque milioni di euro. Una cifra alla quale si è arrivati dopo aver dato troppo allegramente un colpo di spugna ai residui attivi (le possibili entrate tributarie) ritenuti insussistenti. Tutto questo senza che l’amministrazione comunale facesse ulteriori e quanto mai necessarie opere di accertamento.
IL MANIFESTO
La giunta Caratozzolo è in ogni caso riuscita a smentire se stessa. Subito dopo la vittoria elettorale, sindaco e assessori si erano premurati di far conoscere alla cittadinanza il “reale” stato della finanza pubblica.
Il manifesto che tappezzava le strade metteva in mostra una cifra astronomica: 19 milioni di euro di disavanzo. Un dato smentito dal bilancio approvato poche settimane fa. Oggi di milioni ne rimangono cinque, e anche su quelli non c’è da giurarci. Non bisogna dimenticare che subito dopo la pubblicazione di quel manifesto, l’intero esecutivo era stato raggiunto da una querela da parte dell’amministrazione comunale precedente, guidata da Gaetano Ciccone. Il sospetto è che dietro il possibile baratro dell’ente comunale ci sia la difesa di meri interessi personali (vincere la causa per diffamazione). E non convincono neanche le parole dell’assessore al Bilancio Ciccio Bova, che durante la lettura della relazione finale ha usato toni da caccia alle streghe nei confronti dei suoi predecessori. Anche di fronte all’evidenza, l’ammissione degli errori non rientra tra le facoltà della giunta, che per salvare capra e cavoli ha deciso di addossare la responsabilità delle cifre inizialmente esposte al ragioniere capo del Comune, Rodolfo Fontana. Che adesso accusa gli assessori di avergli «carpito la firma» con l’inganno. Insomma, una faccenda spinosa nella quale i nuovi “depuratori” non fanno una bella figura.
GLI ESPROPRI
Un dato interessante è poi quello relativo ai debiti fuori bilancio. È ormai consolidata l’idea che queste cifre siano relative a espropri e pagamenti tributari risalenti agli anni 70 e 80. Caratozzolo, sconfessando la campagna persecutoria degli ultimi tempi, ha deciso di chiudere il contenzioso con una dichiarazione esplicita: «Non abbiamo mai detto che la colpa è di Ciccone».
COME USCIRNE?
È chiaro che il consuntivo 2010 comporterà conseguenze pesanti. Il disavanzo dovrà essere recuperato attraverso una tassazione più salata, accertamenti più stringenti e con la vendita dei beni più preziosi del Comune. Dovessero andare male queste operazioni, il dissesto economico diventerebbe inevitabile. Una possibilità che l’amministrazione comunale ha fatto di tutto per creare.

Pietro Bellantoni

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: