Archive for ‘Politica’

1 dicembre 2011

Il Consiglio comunale approva i Pisl ma si spacca sulla gestione della scuola di Marina Grande

Undici punti all’ordine del giorno, 8 ore di consiglio, un Mario Giordano insolitamente silenzioso e l’opposizione che riesce, a sorpresa, a sovvertire una decisione che la maggioranza, compatta, voleva adottare: questo, molto brevemente, ciò che è accaduto durante l’ultimo consiglio comunale.
Esordisce il sindaco Caratozzolo con le proprie comunicazioni di rito, il quale provvede a rendere pubblica (se mai ce ne fosse stato bisogno) la nuova giunta comunale, rimasta invariata rispetto alla precedente composizione con l’unica variante (imposta dalla ormai famosa sentenza del Tar) che riguarda l’inserimento dell’avv. Delorenzo, la quale subentra a Totò Santacroce. Durante la fase dibattimentale, il consigliere Ciccone esterna le proprie perplessità riguardo la decisione, ricordando che nell’immediato “post-sentenza” membri della maggioranza avevano manifestato, anche a mezzo stampa, il loro disappunto per il provvedimento che minava l’attività di governo da parte dell’amministrazione e persino il Sindaco, durante una trasmissione televisiva, aveva dichiarato che l’avv. Delorenzo, in qualità di consigliera, aveva ricevuto alcune deleghe e, nell’esercizio delle sue funzioni, non è che avesse dimostrato chissà quali capacità. Immediata la replica del primo cittadino: «Non ho mai detto che l’avvocato non fosse capace. Il mio comportamento è stato esemplare, in quanto non sono intervenuto per ostacolare il ricorso della Delorenzo, attendendo la decisione del tribunale. Dopodiché ho agito in modo tale che la mia coalizione restasse coesa». Ciccone non risparmia qualche frecciatina neanche per l’ex assessore Santacroce, il quale «era il più probabile ad essere invitato a fare un passo indietro senza creare problemi alla maggioranza, anche in virtù del rapporto personale con Caratozzolo». Santacroce non ci sta: «Nessuno può obbligarmi a fare un passo indietro, semmai il sottoscritto, per il bene della comunità, ha deciso di farlo. Antepongo alle mie esigenze personali quelle del Paese».
Dopo aver comunicato che i lavori per la messa in sicurezza della rupe saranno avviati il giorno seguente (ed anche qui polemiche, tra Santacroce che sostiene che grazie alla nuova amministrazione si sia riuscito a reperire i fondi necessari, e Ciccone, il quale replica che questi sono stati “ereditati” dall’amministrazione che li aveva preceduti, la quale si era già mossa in questa direzione) il sindaco provvede alla lettura di un documento redatto e sottoscritto a larga maggioranza durante l’ultimo consiglio dei sindaci, nel quale viene illustrata l’attuale situazione del nosocomio scillese, illustrando quali sono attualmente i reparti funzionanti e i servizi offerti e in cui dichiarano che aspettano provvedimenti imminenti da parte della giunta regionale. Immancabile l’appunto del consigliere Ciccone, che presenta un documento da sottoporre a votazione sottoscritto da 500 cittadini, i quali lamentano la cessata attività di pediatria e chiedono che venga ripristinata. A tal proposito insorge l’assessore Perina: «L’intento della minoranza è quello di far passare l’idea che l’amministrazione sia inetta e incapace di gestire la situazione ospedale, e che non voglia battersi per il bene della comunità, cosa che invece, secondo loro, sta a cuore solo all’opposizione. L’amministrazione ha scelto di perseguire altre strade e nella fattispecie quella delineata dal governatore Scopelliti. Si cerca sempre di iniettare veleno con questi atti». Caratozzolo interviene dicendo che alla maggioranza, cosi come all’interno del consiglio dei sindaci, risulta che il servizio di pediatria sia ancora in funzione e, una volta accertato il contrario (come sostenuto da Ciccone e i 500 sottoscriventi, secondo i quali il servizio non è più tale da circa un mese) e, accogliendo il pensiero della propria maggioranza, rigetta la proposta fatta da Ciccone; conclude che provvederà lui stesso all’invio di un telegramma di sollecito. Ciccone replica: «Il fatto che l’amministrazione ignori che il servizio di pediatria non sia più attivo denota la scarsa attenzione di quest’ultima circa le sorti dello Scillesi d’America».
Terminata la “fase preliminare”, si entra nel vivo del consiglio: invertendo l’ordine del giorno, si passa immediatamente alla presentazione dei Pisl, che era prevista in coda al programma, per accelerarne l’approvazione. E’ l’assessore Santo Perina ad illustrare i 3 progetti ai quali il Comune partecipa: il primo, denominato “Le città dei castelli”, che vede Scilla ente capofila del partenariato costituito assieme ai comuni di Gerace, Bagnara, Calanna, Palmi e Motta; il secondo “Le terre della Fata Morgana”, dove figura anche Reggio, in qualità di comune capofila (che non usufruirà di contributi come ente pubblico, ma è stato inserito per aumentare il punteggio conseguibile ai fini della graduatoria) e infine, per quanto riguarda gli aiuti al settore produttivo, il Pisl denominato “Artigianato, gusti e mestieri”. Perina sottolinea l’importanza di cogliere quest’opportunità costituita dai Pisl per cercare di rianimare l’economia locale, attraverso contributi agli enti pubblici e, soprattutto, ai privati, i quali subentreranno una volta che sarà determinato l’esito del bando. Anche l’opposizione è sulla stessa lunghezza d’onda e, all’unanimità, vengono approvate tutte e 3 le proposte.
La parola passa quindi al vicesindaco Mollica, nonché assessore con delega ai lavori pubblici: con un discorso chiaro e conciso, illustra le modifiche e le integrazioni al “Piano triennale delle opere pubbliche “, al cui interno verranno incluse anche quelle opere inerenti i progetti operativi per la realizzazione dei Pisl (per citarne una su tutte, i lavori di ristrutturazione per rendere fruibile “l’Ostello della gioventù” sito a Pacì)”, oltre che la costruzione di una palestra al servizio della scuola media di Melia e i lavori per la messa in sicurezza della chiesa Matrice. Anche questa delibera viene approvata senza alcuna frizione.
Altro punto all’ordine del giorno sono le “Variazioni al bilancio del 2011”, descritte dall’assessore in materia Bova: riguardano essenzialmente le somme che il Comune dovrà erogare per la realizzazione delle opere inserite precedentemente nel “Piano triennale OO.PP.” illustrato da Mollica e che ammontano a 90.000 euro per la costruzione della palestra scolastica a Melia e, per pari importo, per la messa in sicurezza della Chiesa madre. Durante la propria dichiarazione di voto il consigliere Ciccone sostiene che «essendo la situazione in cui versano le casse comunali difficoltosa, sarebbe forse stato più saggio impegnarsi per una cifra minore ai 90.000 euro stabiliti per la costruzione della palestra, in quanto la provincia contribuisce già con 130.000 euro» e, per quanto riguarda i tributi dichiara: «L’amministrazione dovrebbe chiedere con forza i rendiconti di quanto già versato dai cittadini alla società preposta alla riscossione, in quanto quest’ultima non ha sempre agito con trasparenza e sarebbe più conveniente che i cittadini versassero quanto dovuto direttamente nelle casse comunali». «Passi avanti sono già stati fatti, come ad esempio la possibilità di usufruire del servizio online per il controllo della propria posizione tributaria nei confronti del comune. Certo, ai fini dell’accertamento, una maggiore collaborazione da parte della società di riscossione sarebbe di grande aiuto», la replica di Bova. Anche in questo caso, tutti i consiglieri esprimono voto favorevole alle variazioni di bilancio.
E’ proprio alla fine del consiglio, quando sono oramai le 2 del mattino, che avviene il “colpo di scena” e, quasi inaspettatamente visto anche l’orario, il consiglio si (ri)anima: il sindaco presenta la richiesta (e l’annessa proposta) per la concessione ventennale dell’ex scuola elementare “G.Zagari” ad un’associazione Onlus che si occupa dell’organizzazione di corsi di formazione professionale, sostenendo che «la suddetta Onlus si farà carico di lavori per un ammontare, da loro stimato, di 170.000 euro per la ristrutturazione dell’edificio. Tale cifra verrà poi scontata dal canone di locazione che provvederanno a calcolare i nostri tecnici comunali. E’ un’occasione per valorizzare un edificio ormai abbandonato e decadente. Certo, forse il termine ventennale è un po’ esagerato, e suppongo che alla fine i nostri tecnici comunali suggeriranno di concederlo all’incirca per 12 anni». A tal proposito intervengo prima Scarano e poi Vita, i quali invitano la maggioranza ad un dietro-front per cercare soluzioni alternative per l’utilizzo dell’immobile. A sostegno della proposta si levano le dichiarazioni dell’assessore Mollica: «Io stesso avevo proposto anni orsono che nell’edificio in discussione fosse creata una sede distaccata di una scuola media superiore, ma la proposta non ebbe seguito. Questa che si prospetta è anche un’occasione per i nostri giovani, che potranno usufruire di corsi professionali di lingue straniere, cucina e persino un corso per la formazione di maestranze specializzate per la costruzione del ponte sullo stretto». Ciccone, il quale ad inizio consiglio aveva annunciato una “guerra politica” in cui si sarebbe impegnato al fine di non concedere a quest’associazione la scuola Zagari, argomenta la propria tesi dichiarando che non vede la necessità di concedere per questo lungo lasso di tempo un immobile dall’importanza strategica elevata e che si può trovare una sistemazione alternativa in un altro edificio di proprietà comunale; inoltre non ritiene di avere adeguate garanzie riguardo la persona titolare della suddetta associazione che, per stessa ammissione del sindaco e poi di Mollica (che ritratterà dicendo prima di non averla mai conosciuta, poi «incontrata un paio di volte»), non si conosce. Ciccone ammonisce Caratozzolo: «questa notte stai per macchiarti di infamia verso il tuo paese. Fai un passo indietro!» e chiede che la proposta di concessione venga trasmessa alla procura della Corte dei Conti affinché si accerti che non si stia configurando un danno erariale. Sotto le accuse e la “minaccia” di ricorrere agli organi appena citati, il sindaco, a sorpresa, ritira la proposta, non sottoponendola neanche a votazione, scatenando le proteste della propria maggioranza, in particolar modo quelle di Mollica che, rivolgendosi al primo cittadino: «Non condivido questo suo comportamento; questa era una decisione già presa in maggioranza e non possiamo cedere al gioco fatto dall’opposizione». Gli fa eco Santacroce: «Condivido quanto dice Mimmo. Parlano proprio loro della minoranza, visto che la precedente amministrazione ha compiuto la scellerata scelta di concedere per 20 anni l’uso del campo sportivo». Ciccone ribadisce che forse, dichiarando ciò, Santacroce dimentica il fatto che «ad usufruire del campo sportivo sono cittadini scillesi, in particolar modo giovani e giovanissimi, non gente sconosciuta proveniente da fuori, alla quale voi volevate ‘regalare’ un immobile a cuor leggero». La discussione si conclude con l’impegno da parte di Ciccone, che aveva proposto una commissione a tal riguardo poi bocciata dal sindaco, di trovare in tempi brevi una soluzione alternativa per l’utilizzo dell’ex scuola elementare “G.Zagari”.

Cesare Catalano

6 novembre 2011

Delorenzo contro tutti (ma vince lei)

Erano in molti a ridere di nascosto durante il primo consiglio comunale dell’era Caratozzolo, quando Loredana Delorenzo minacciò il ricorso al Tar per far valere il rispetto della normativa sulle quote rosa. Una mossa a sorpresa con la quale chiedeva al sindaco di rivedere le nomine assessorili che la vedevano esclusa. Una richiesta caduta nel vuoto. La ratifica delle deleghe continuò il suo iter, lasciando fuori l’unica donna presente in consiglio comunale. Per la giovane avvocatessa sembrava una sconfitta. Invece, 6 mesi dopo, la rivincita: il tribunale amministrativo accoglie il suo ricorso e scioglie la giunta comunale, per “violazione dei principi costituzionali e legislativi in materia di pari opportunità”. Un provvedimento destinato a fare giurisprudenza e a scatenare un terremoto in consiglio comunale. Il meccanismo apparentemente perfetto (ma criticato per anni dai consiglieri di minoranza poi diventati assessori) degli incarichi assegnati in base alle preferenze ottenute, salta: per il momento, Mimmo Mollica, Ciccio Bova, Totò Santacroce e Santo Perina sono semplici consiglieri.

Non è difficile ipotizzare mal di pancia diffusi e strali velenosi all’indirizzo della Delorenzo. Che non ha fatto altro che far valere un suo diritto, sancito dalla Costituzione e dallo statuto comunale. Chissà se i diretti interessati saranno capaci di tanta lucidità e saggezza nell’analizzare le circostanze. Sembra di no, visto che la Delorenzo non ha ricevuto neanche un biglietto di auguri da parte degli ex assessori in occasione della nascita del suo primo figlio. Una grave caduta di stile che la dice lunga sull’acrimonia che pervade in questo momento la maggioranza e a cui ha messo una pezza il solo Mollica, che ha inviato esclusivamente a suo nome un mazzo di fiori alla neomamma.

Di sicuro, l’impegno maggiore degli ex assessori adesso sarà concentrato nel tentativo di scampare alla nomina, stavolta poco desiderabile, dell’esclusione. Caratozzolo dovrà riassegnare le deleghe ma, a questo punto, chi farà spazio all’agguerrito avvocato?

Poco probabile che sia Mimmo Mollica, il consigliere più votato della storia di Scilla. Una sua eventuale esclusione dalla giunta sarebbe un colpo di scena sensazionale. Una ipotesi comunque non del tutto peregrina, considerato che Caratozzolo potrebbe liberarsi senza colpo ferire di una presenza ingombrante che offusca la sua leadership all’interno della maggioranza. Al momento, però, il sindaco non sembra avere la forza politica per una simile decisione. Né può sacrificare Ciccio Bova sull’altare delle pari opportunità: i suoi 200 e passa voti pesano come un macigno sulla vittoria della lista “Scilla domani”. In più, il funzionario Inps è il consigliere prescelto dalla influente borghesia cattolica scillese, e non lo si può mettere alla porta tanto facilmente. Santo Perina allora? Caratozzolo potrebbe indicarlo, scatenando però una sommossa popolare senza precedenti a Chianalea, feudo dell’assessore al turismo. L’indiziato numero uno resta dunque Totò Santacroce, l’unico a cui il sindaco può chiedere di fare un passo indietro senza temere ritorsioni politiche.

Non è da escludere comunque un colpo a sorpresa. Perché la sentenza del tribunale amministrativo di Reggio non impone il reintegro della Delorenzo, ma la nomina di una donna in giunta. Così, Caratozzolo potrebbe decidere di punire la grave insubordinazione della sua consigliera nominando una figura esterna. Le ultime dichiarazioni pubbliche del sindaco e di Mollica vanno in questa direzione. Se questa ipotesi alla fine dovesse concretizzarsi, la scelta ricadrebbe probabilmente su Dina Porpiglia, ambizioso architetto ma soprattutto figlia di Vincenzo, il consigliere di Melia che al momento non sembra molto in sintonia con le scelte del suo gruppo. La sua assenza ingiustificata durante l’ultimo consesso civico lo dimostra. Qualunque sia la decisione finale, l’affaire Delorenzo raffigura una compagine politica nettamente spaccata al suo interno, alle prese con una guerra civile comunque non preventivabile, dopo solo pochi mesi di legislatura.

I fronti Delorenzo e Porpiglia si aggiungono infatti ad altri scenari che non lasciano ben sperare sulla stabilità del governo comunale. Le insofferenze di Mario Giordano sono note a tutti. Lo stesso vale per l’ex assessore Antonio Cambareri, fortemente deluso dalla mancata nomina in giunta del suo pupillo, Angelo Bueti, candidato consigliere che si è classificato ultimo alle scorse amministrative con una trentina di voti.

Il dissenso ha, nella maggior parte dei casi, un denominatore comune: promesse preelettorali non mantenute, accordi politici su incarichi e deleghe non rispettati dopo l’inaspettato trionfo. Delusioni cocenti, dunque, che oggi innescano frustrazioni e antipatie sotterranee che minano fortemente il futuro dell’amministrazione di Caratozzolo. Finora solo la Delorenzo ha avuto il coraggio di affrontare con vigore e a viso aperto la situazione, trascinando addirittura tutta la giunta in tribunale. Una mossa clamorosa che per ora la vede vincente. Una cosa è certa: adesso in consiglio non ridono più.

Pietro Bellantoni

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