Archive for ‘Rubriche’

14 maggio 2012

Il mattone che manca

Sopportare le conseguenze di una speranza tradita è un esercizio che si impara col tempo. Il desiderio irrealizzato fortifica lo spirito, ma al tempo stesso lo disillude, in un certo senso inaridisce le prospettive, consegna alla paralisi progettuale. È con animo genuino che la gran parte degli scillesi lo scorso anno ha deciso di affidare le sorti del paese alla lista “Scilla domani” e al suo leader, l’attuale sindaco Pasquale Caratozzolo. Il passato parlava di anni bui, animati da colpevole immobilismo e da una tendenza di generale involuzione. In un contesto simile, era naturale e oltremodo comprensibile optare per una svolta decisa, per una soluzione di discontinuità entusiasta e fiduciosa. Non è tempo per le anime candide, perciò vanno anche ricordate scelte più “interessate” e che poco si conciliano con il cosiddetto bene comune. Ma, al di là delle solite e dannose pratiche clientelari, non si può certo trascurare la volontà di cambiamento che si agitava nella mente dei più.
Come logica conseguenza, una volta stabilite le gerarchie politiche e le cariche amministrative, gli occhi si sono puntati sul nuovo corso comunale, sulle sue idee e le (si sperava inedite) capacità operative. A un anno da quella data fatidica, che a molti – a torto o a ragione – è sembrata una vera e propria liberazione, si può dire senza temere smentite di sorta che nulla è cambiato. Nulla. Il tempo si è fermato e Scilla si ritrova lì dov’era 12 mesi fa. I sedicenti rivoluzionari nostrani, nelle loro pose placide e rassicuranti, nei loro volti che ispirano fiducia, si sono semplicemente rivelati degli ultraconservatori incapaci di immaginare il futuro. Serve però una premessa che allontani i fraintendimenti: per chi scrive Pasquale Caratozzolo è stato da sempre una persona cara verso la quale nutrire sinceri sentimenti di affetto. In queste poche righe non trovano dunque spazio considerazioni frutto di rancori di sorta o di interessi oscuri. Su questo punto non c’è discussione alcuna.
Liberato il campo da possibili grossolane speculazioni, arriviamo al sodo: Scilla, forse, ha bisogno di più. Non è più tempo di esitazioni o temporeggiamenti. Il Cambiamento deve arrivare ora, o sarà davvero troppo tardi. Per realizzarlo serve un piglio diverso, una volontà e una determinazione che non sembrano albergare nell’istinto degli attuali inquilini del Palazzo. E dire che basterebbe davvero poco: è più facile costruire da zero piuttosto che ristrutturare l’esistente.
In un anno, però, non è stato messo nemmeno un mattone. Cosa si sta aspettando, per quanto tempo ancora le speranze di quegli elettori dovranno essere rinnovate prima di morire definitivamente? È vero, ci si trova a vivere in una comunità dove spesso a vincere è il disfattismo più retrivo, la voglia invidiosa e annichilente della denigrazione gratuita e mediocre. A controbilanciare simili tendenze c’è però una larghissima fetta di scillesi pronti ad applaudire con gioia ogni nuovo successo, ogni passo mosso lontano dal sottosviluppo e dalla rassegnazione. Pasquale Caratozzolo ha saputo catalizzare il malcontento diffuso e trasformarlo in consenso. Un patrimonio che non deve andare perduto.
Finora, purtroppo, i numeri e i fatti non parlano a suo favore, ma anzi rimandano a un’esperienza amministrativa inadeguata alle sfide attuali. Nessuno può sapere se questa forza di governo in futuro avrà le capacità necessarie per realizzare l’impresa sperata. Per il momento il tempo passa e cresce lo scontento. Il sindaco faccia due conti e dica se la sfida è alla sua portata. Batta un colpo e si faccia sentire. Sarà possibile allora leggere altre pagine, e si potranno fare altri discorsi.

Pietro Bellantoni

14 maggio 2012

La ‘ndrangheta non esiste

A Scilla la ‘ndrangheta non c’è… A Scilla la ‘ndrangheta non c’è… A Scilla la ‘ndrangheta non c’è… A Scilla la ‘ndrangheta non c’è… A Scilla la ‘ndrangheta non c’è… A Scilla la ‘ndrangheta non c’è… A Scilla la ‘ndrangheta non c’è… A Scilla la ‘ndrangheta non c’è… A Scilla la ‘ndrangheta non c’è… A Scilla la ‘ndrangheta non c’è… A Scilla la ‘ndrangheta non c’è… A Scilla la ‘ndrangheta non c’è… A Scilla la ‘ndrangheta non c’è… A Scilla la ‘ndrangheta non c’è… A Scilla la ‘ndrangheta non c’è… A Scilla la ‘ndrangheta non c’è… A Scilla la ‘ndrangheta non c’è… A Scilla la ‘ndrangheta non c’è… A Scilla la ‘ndrangheta non c’è… A Scilla la ‘ndrangheta non c’è. A furia di ripeterlo, magari qualcuno ci crederà.

Fortunato Calarco

14 maggio 2012

Nuove strategie

È difficile attuare una vera politica del turismo, soprattutto quando la carenza di strutture non può soddisfare le esigenze di chi viaggia e ama conoscere posti nuovi. Il turismo a Scilla si basa esclusivamente sulle bellezze naturali, mentre bisognerebbe trovare nuove offerte e attuare strategie più idonee che permettano ai turisti di conoscere storia, cultura, usi, artigianato e cucina specifici del luogo, abbinando il turismo marino con quello collinare e montano. Sarebbe dunque il caso di promuovere escursioni in località vicine, come le grotte di Tremusa, situate all’interno del territorio di Melia ed il Parco Nazionale d’Aspromonte; ma anche visite guidate presso altri posti caratteristici della Calabria come Gerace, Stilo e Tropea. Alle grotte di Tremusa, forse non si è mai dato il giusto valore: esplorate per la prima volta nel 1984, nel 2003 il Comune affidò al Club alpino italiano un’indagine conoscitiva in cui emersero interessanti osservazioni sull’aspetto geologico, paleontologico e toponomastico. Perché non visitare poi il Parco Nazionale d’Aspromonte pieno di fascino per il suo ambiente naturale? Esplorarlo significherebbe percorrere itinerari escursionistici che fanno vivere esperienze irripetibili. La presenza di boschi è notevole e offre la possibilità di trascorrere giornate di relax, respirando aria pura, conoscendo oltre alle bellezze naturali la storia delle popolazioni locali, soprattutto di quelle che parlano la lingua grecanica. Affinchè ciò possa essere realizzato, è necessario che il Comune provveda a proprio carico a organizzare il trasporto, formando anche delle guide turistiche in grado di offrire un servizio completo ai visitatori. Si potrebbe offrire così un nuovo modo di fare turismo: alla tradizione si abbineranno facilmente l’agriturismo, la natura e la storia.

Franca Ciccone

14 maggio 2012

Il senso di appartenenza

Nel corso della mia esperienza di studentessa fuori sede, mi è capitato più volte di dover rispondere alla domanda «di dove sei?». Ho prontamente risposto «di Scilla», rimanendo piacevolmente sorpresa e compiaciuta nello scoprire che in pochi non conoscessero il mio paese. Col tempo mi sono resa conto di come questa situazione fosse comune a tutti quelli che, come me, hanno potuto o dovuto vivere lontani da casa. Sono riuscita così a comprendere fino in fondo quanto prepotente ed innato sia in noi scillesi il senso di appartenenza. Analogamente, però, mi sono resa conto di come il forte senso di appartenenza sia compensato da una scarsa coesione sociale. Una cittadinanza unita è l’humus più fertile dal quale fare emergere quelle visioni comuni e diffuse che possono contribuire in maniera massiccia al farsi delle decisioni pubbliche. È necessario alimentare costantemente la consapevolezza della concretezza della comunità, di quella dimensione reale dove condividere spazi di relazione. Un tessuto civico coeso rafforza il senso di appartenenza alla propria comunità e permette di trasmettere alle nuove generazioni il valore di una cittadinanza attiva, attenta al ‘bene comune’. Il fattore fondamentale che alimenta la coesione sociale è l’arma più importante che hanno i cittadini: la partecipazione. Prendere parte e incoraggiare anche le più piccole iniziative del paese, contribuisce a rendere solidi i legami tra individui. Se la fase debole della democrazia è il momento in cui c’è una perdita di fiducia nei confronti delle istituzioni, è fondamentale capire che bisogna ripartire dal basso, dalla fiducia tra cittadini stessi. Il fallimento di tale proposito lascerà spazio solo ad un paese chiuso e ripiegato su sé stesso. Proviamo, allora, a ripartire dal senso di appartenenza.

Mariagiovanna Postorino

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