Archive for ‘Controcanto’

14 maggio 2012

Il senso di appartenenza

Nel corso della mia esperienza di studentessa fuori sede, mi è capitato più volte di dover rispondere alla domanda «di dove sei?». Ho prontamente risposto «di Scilla», rimanendo piacevolmente sorpresa e compiaciuta nello scoprire che in pochi non conoscessero il mio paese. Col tempo mi sono resa conto di come questa situazione fosse comune a tutti quelli che, come me, hanno potuto o dovuto vivere lontani da casa. Sono riuscita così a comprendere fino in fondo quanto prepotente ed innato sia in noi scillesi il senso di appartenenza. Analogamente, però, mi sono resa conto di come il forte senso di appartenenza sia compensato da una scarsa coesione sociale. Una cittadinanza unita è l’humus più fertile dal quale fare emergere quelle visioni comuni e diffuse che possono contribuire in maniera massiccia al farsi delle decisioni pubbliche. È necessario alimentare costantemente la consapevolezza della concretezza della comunità, di quella dimensione reale dove condividere spazi di relazione. Un tessuto civico coeso rafforza il senso di appartenenza alla propria comunità e permette di trasmettere alle nuove generazioni il valore di una cittadinanza attiva, attenta al ‘bene comune’. Il fattore fondamentale che alimenta la coesione sociale è l’arma più importante che hanno i cittadini: la partecipazione. Prendere parte e incoraggiare anche le più piccole iniziative del paese, contribuisce a rendere solidi i legami tra individui. Se la fase debole della democrazia è il momento in cui c’è una perdita di fiducia nei confronti delle istituzioni, è fondamentale capire che bisogna ripartire dal basso, dalla fiducia tra cittadini stessi. Il fallimento di tale proposito lascerà spazio solo ad un paese chiuso e ripiegato su sé stesso. Proviamo, allora, a ripartire dal senso di appartenenza.

Mariagiovanna Postorino

27 febbraio 2012

Valorizzare la scuola

Vivere una realtà come quella scillese non è sicuramente facile e siamo abituati a puntare il dito verso ciò che è sbagliato, ciò che non c’è, ciò che non funziona. Si innesca così un meccanismo secondo il quale tutto ciò che di buono abbiamo a disposizione non solo passa in secondo piano, ma ne dimentichiamo il valore. È il caso della scuola. Quest’ultima ricopre un ruolo fondamentale nella costruzione del tessuto sociale del paese ed è pertanto necessario che ognuno ne riconosca l’importanza e agisca di conseguenza. Il momento scolastico non può essere inteso solo come una riproduzione dei saperi, ma è il luogo in cui i ragazzi imparano a relazionarsi con un particolare contesto culturale. È necessario non sottovalutare mai questa funzione ma anzi incentivarne le iniziative, imparando ad apprezzare l’attività l’impegno di chi di anno in anno lavora con dedizione per formare gli alunni in maniera adeguata. Per quanto sporadici, bisogna comunque prevenire fenomeni di dispersione scolastica e di atti vandalici nei confronti degli istituti. Un continuo perfezionamento della scuola è uno dei principali strumenti per raggiungere condizioni di vita migliori e per superare ogni disuguaglianza sociale.

Mariagiovanna Postorino

3 gennaio 2012

Se scompare il partito

Di questi tempi, si sa, la parola “politica” mette paura. Ancor di più, la parola “partito”; come a significare che prendere una posizione e inseguire un ideale siano cose poco apprezzabili. Se lo scenario politico e partitico nazionale non è edificante, quello strettamente locale non è dei migliori: Scilla non è immune alla quasi totale scomparsa della vita di partito. Da qualche anno a questa parte, infatti, sta venendo a mancare il genuino fermento che alimenta le sezioni, quel fervore idealistico che negli anni ha accompagnato intere generazioni. A differenza del passato, sono proprio i giovani a rifuggire maggiormente il concetto di “politica”. Tesserarsi non è quasi più di moda o, semplicemente, viene meno quel sentimento di partecipazione fondamentale affinché le radici di un qualsiasi partito possano affondare saldamente nel nostro territorio. Perdere la cultura del partitismo vuol dire disperdere un patrimonio culturale,  ideologico e morale indispensabile alla crescita di una comunità civile. Insomma, il fatto che a Scilla siano pressoché scomparse le sezioni non è cosa trascurabile, ma piuttosto sintomo di una nuova generazione troppo impegnata in una lotta costante con la poca fiducia nei confronti del proprio paese, e la mancanza di una classe politica adeguata. Quest’ultima è da considerarsi, infatti, limitata al mero esercizio del diritto di voto, spesso accompagnato spesso da poca coscienza o consapevolezza. Impegnarsi in politica è l’atteggiamento da adottare per chi ha a cuore lo sviluppo del proprio territorio e il miglioramento della qualità della vita dei propri concittadini. Secondo Charles de Gaulle, appunto, la politica è una faccenda troppo seria per essere lasciata ai politici.

Mariagiovanna Postorino

5 novembre 2011

L’opportunità? Siamo noi

Lasciare Scilla a settembre è più facile che rimanerci. Partire non ti concede il tempo di assimilare l’affievolirsi dell’estate, il lento e inesorabile ritorno dei giorni grigi e delle strade vuote. Rimanere è, in un certo senso, più lento: giorno dopo giorno il paese si assopisce, fino a cadere in un letargo durante il quale del luccichio estivo resterà solo un sorriso su una fotografia. Rimanere significa cesellare di abitudini ogni giornata, affacciarsi sulla spiaggia ferma e deserta, quasi fosse in attesa della prima calda domenica primaverile.

Chi resta accetta pazientemente, e troppo spesso anche passivamente, il susseguirsi dei mesi, degli anni. Chi parte aspetta sempre di ritornare. In ognuno dei due casi, si attende il vento del cambiamento e si coltivano speranze per il futuro, senza però crederci troppo in fondo. Così che in chi resta monta la rabbia nel vedere il proprio paese inghiottito dal nulla, perpetuamente immobile, e in chi parte cresce la delusione ad ogni ritorno. Quanti hanno pensato, almeno una volta, “prima o poi me ne vado anche io, qui non ci sono opportunità?”

“Opportunità” deriva dal latino opportunus, che significa “verso il porto favorevole”. E proprio Seneca, il grande filosofo latino, rifletteva sul fatto che nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa a quale porto vuole approdare. Si può anche partire, dunque, ma se non si hanno ben chiari i propri obiettivi, le proprie mete, il futuro sarà comunque ostile. Ecco, forse il problema è proprio questo: non sappiamo più nemmeno noi cosa vorremmo dal nostro paese. O forse lo sappiamo, ma ci costa troppa fatica ragionare, impegnarci, proporre.

Dunque, se, in parte, è vero che la nostra terra offre poche possibilità, dall’altra, non serve un occhio particolarmente attento per rendersi conto di come la rassegnazione, ben più che un sentimento d’impotenza, sia ormai parte integrante dello scillese medio. La cosa è ancora più grave se si considera quanto sia forte anche nelle giovani generazioni. In questo modo viene meno la capacità di intendere il cittadino attivo come primo e principale propulsore del cambiamento. Viene meno anche il  senso di responsabilità che è alla base di ogni vivere civile. Ancora più deleterio è stare ad ascoltare le sirene del disfattismo, di chi dice che sia tutto inutile, che questo paese non è mai cambiato e mai cambierà.

L’opportunità siamo noi, inutile cercare altrove.

Mariagiovanna Postorino

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